CANNARA (di Cristiano Lupidi) – La stagione 2026-27 del Cannara non poteva iniziare in modo migliore, dal momento che i rossoblù, grazie a quattro vittorie ottenute nelle prime cinque giornate, sono attualmente al comando dell’Eccellenza umbra con 12 punti, al pari dell’Agape Pierantonio Umbertide che però ha una peggior differenza reti. Tutto ciò non fa che alimentare le speranze dei tifosi dello Spoletini, i quali sognano un ritorno immediato della loro squadra in Serie D dopo l’amara retrocessione rimediata la scorsa annata.
Ovviamente siamo ancora agli albori del campionato, in una fase in cui è impossibile emettere verdetti, ma per costruire un edificio solido le basi devono essere stabili, e, dal canto nostro, possiamo senza dubbio affermare che Mister Antonio Alessandria sta ponendo delle fondamenta più che buone. Non si parla solo di risultati, ma anche di gioco espresso, perché spesso, nel corso di un match, alcune trame possono non funzionare, ma ciò che ha costituito un punto fermo in queste prime partite è l’identità che l’allenatore ha dato alla sua compagine, il modo in cui l’ha plasmata, con questo 3-5-2 da lui ritenuto il modulo più funzionale ai suoi ragazzi. Un’identità scelta, pur con le inevitabili piccole variazioni, fin dalle gare di preseason e che sta dando i suoi frutti.
Ovviamente però, oltre all’identità, serve avere gli interpreti giusti, e qui entra in gioco il gran bel lavoro fatto in estate dal direttore sportivo Simone Angelini, il quale ha approntato una rosa di livello. Noi, fra i vari protagonisti di questo avvio di campionato, abbiamo scelto di intervistarne due in particolare, ovvero Cristian Grassi, classe 2004, esterno sinistro proveniente dal San Venanzo e che in passato ha militato in varie squadre di Serie D fra cui Vivi Altotevere Sansepolcro e ACF Foligno, e Alessandro Giommetti, classe 2006, centrocampista offensivo, ex giovanili del Perugia e Primavera del Gubbio, anch’egli arrivato dal San Venanzo. Lasciamo dunque la parola a loro.
Cominciamo con una domanda secca: vi aspettavate un inizio di stagione così?
Giommetti: Personalmente sì, perché la squadra è davvero forte. Parecchi giocatori inoltre li conoscevo da prima, come per esempio Cristian, che è stato mio compagno già l’anno scorso, ma anche Dario (Colombi, ndr), Gonzalez e tanti altri che ho affrontato in quest’ultima annata e di cui quindi sapevo la bravura.
Grassi: Mi accodo ad Alessandro poiché come lui penso che la rosa sia veramente forte. Sono rimasto colpito dal fatto che tutti i giocatori che sono stati scelti siano più che adatti alla categoria, sia quelli che solitamente partono titolari che chiunque venga usato durante la gara. Mi fa dunque piacere che la squadra sia competitiva e che lo siano anche gli allenamenti, il che ci permette di arrivare alla domenica al meglio.
Quanto vi sentite importanti per la squadra e messi al centro del progetto dal vostro allenatore?
Giommetti: Per quanto mi riguarda mi sono sentito subito considerato, fin da quando quest’estate ho parlato con il Mister, il quale mi aveva già fatto capire, dicendomelo chiaramente, che avrei avuto un ruolo di rilievo nel progetto e che lui aveva puntato su di me, che mi voleva, anche tenendo conto del fatto che sono l’unico 2006 in rosa. Per cui ora come ora sono molto contento, spero di continuare così e di riuscire a fare spesso la differenza.
Grassi: Anch’io sono immediatamente rimasto entusiasta del progetto, del quale dal primo momento mi hanno fatto sentire al centro sia il direttore che il Mister. Quest’ultimo in particolare lo conosco ormai da tempo: con lui ho fatto il primo anno da Under in Serie D, a Città di Castello, e poi ogni volta che ha potuto mi ha sempre cercato. Di conseguenza so come lavora e mi ci trovo bene, così come in generale mi trovo bene in questo ambiente, che è un ambiente buono e con tanta ambizione; la speranza è quella di andare avanti così.
Voi venite dalla comune esperienza al San Venanzo, dove avete passato un’intera stagione insieme, per cui ormai vi conoscete abbastanza bene: quali sono le caratteristiche che vi accomunano e quali invece le differenze tra il vostro stile?
Giommetti: Ciò che più ci avvicina è, come ci diciamo di frequente, la nostra idea di gioco. Non ci piace tirare le pallonate in avanti, non ci piace il classico “palla lunga e pedalare”, così come non ci piace arroccarci in difesa. Al contrario cerchiamo sempre di giocare a calcio, seguendo ovviamente le idee dell’allenatore ma senza aver paura, senza affrettarsi a buttar via la palla, sia nel bene che nel male. Il risultato può in alcuni casi anche essere negativo ma ciò che conta è continuare a provarci perché prima o poi lo stesso tenderà a diventare positivo. Riguardo invece a cosa ci differenzia, Cristian è più veloce e fisicamente più prestante.
Grassi: In primo luogo voglio sottolineare che con Alessandro ho un bellissimo rapporto, e che sono stato felicissimo quando ho saputo che anche lui avrebbe firmato al Cannara. Penso infatti che sia un gran giocatore, molto forte tecnicamente, e le principali differenze tra di noi sono di ruolo, essendo che l’uno gioca sulla fascia e l’altro in una posizione più centrale. Dal punto di vista tecnico ce la caviamo entrambi e anche fisicamente nella categoria ci stiamo. Poi, come ha detto lui, abbiamo la stessa idea di calcio e un modo di giocare simile; inoltre ci cerchiamo molto in campo, come facevamo, del resto, già nella scorsa stagione, ma quest’anno è tutto il collettivo che abbiamo intorno a fare la differenza. Credo infine che la caratteristica che più di tutte ci accomuna sia la sicurezza che abbiamo con la palla fra i piedi, che ci permette di non tremare quando bisogna tenerla e di prenderci il rischio, con la consapevolezza che si può sbagliare ma anche far bene.
Cristian, voi scendete in campo con un modulo in cui i quinti sono chiamati a contribuire in entrambe le fasi, d’attacco e di difesa. Tu e Fumanti spingete molto sulle fasce ma forse alla fine è proprio dalla tua parte, dalla sinistra, che arriva il maggior numero di occasioni. Quanto è importante liberare l’uomo sul fondo in modo che possa mettere la palla in mezzo in un team che, come il vostro, ha così tante torri?
In effetti ne abbiamo parecchie, e infatti giocare con il 3-5-2 è la nostra fortuna, anche se penso che esso possa essere utilizzato solo se si hanno le strutture necessarie, e noi ce le abbiamo, dal momento che probabilmente siamo, fisicamente, una delle squadre più attrezzate del campionato. È allo stesso tempo un modulo che richiede tanto lavoro a noi quinti, e a tal proposito colgo l’occasione per fare i complimenti a Filippo (Fumanti, ndr), il quale è un ragazzo che vedo applicarsi, che si dà sempre da fare correndo avanti e indietro per tutti i 90 minuti ed è anche molto valido. Infine, per rispondere alla domanda, il nostro è un modulo in cui se sei bravo a liberarti nell’uno contro uno o i tuoi compagni riescono a dartela al momento giusto possono arrivare parecchie palle in mezzo che sono ovviamente opportunità da gol.
Tu invece, Alessandro, che agisci più al centro del rettangolo verde, hai un compito diverso, quello di gettare scompiglio nella difesa avversaria facendoti trovare spesso fra le linee e quindi smarcato e imbucando per i tuoi compagni. Ti chiedo dunque quanta libertà ti lasci il Mister di spaziare da una parte all’altra del campo e se le sue richieste siano sempre le stesse o cambino di domenica in domenica.
Le sue richieste dipendono sempre dal ruolo: quando nelle prime di campionato giocavo da seconda punta, visto che Colombi non c’era, le stesse erano diverse rispetto a quelle di queste ultime partite in cui mi ha messo mezzala, ed erano ancora diverse quelle che mi faceva nella preparazione, durante la quale aveva provato una formazione con il trequartista che poi, appunto, ha sacrificato per una mezzala in più. In ogni caso ciò che lui chiede sempre, a prescindere da quale sia la posizione, è la fase difensiva, che esige anche dai giocatori più offensivi poiché, come dice spesso, “gli attaccanti sono i primi difensori”. Infatti quando ci siamo riallenati dopo la partita con la Pontevecchio egli ha giustamente criticato la fase difensiva da me svolta in quella gara; per il momento purtroppo non ce l’ho nelle corde ma è un aspetto in cui devo senz’altro migliorare se voglio ambire a categorie superiori.
Restando su Alessandro, oggi il calcio sta diventando sempre più fisico, mentre sta calando il numero di calciatori per cui è l’aspetto tecnico ad avere maggior peso. Quanto è importante, per questa categoria nella quale tu rientri, lavorare sulla forza nelle gambe, fondamentale per mantenere il giusto equilibrio anche quando si è nella morsa dei marcatori?
Non poco sicuramente. Con il tempo ho imparato sempre di più a restare in piedi, mentre da piccolo tendevo di meno ad andare al contrasto, allo scontro fisico. Per fortuna sono migliorato in questo, e soprattutto grazie all’allenamento che quest’estate ho svolto insieme a un ragazzo con cui ho giocato l’anno scorso, cioè Francesco Marianeschi, che mi ha migliorato molto fisicamente. Poi ovviamente è stato fondamentale il lavoro che abbiamo fatto in preparazione con il Prof. Pagliarini, che io ritengo veramente bravo e competente, lavoro che adesso mi giova perché riesco a “tenere botta” con più facilità, qualità che forse ho acquisito anche iniziando a scontrarmi con gli adulti.
Prima, Cristian, abbiamo parlato dei tuoi preziosi cross, da cui anche domenica scorsa sono scaturite molte occasioni fra cui un gol, e che tu riesci spesso a mettere con il contagiri anche dopo una faticosa “sgroppata” sulla fascia; tale lucidità al momento del traversone è frutto di una gran preparazione atletica o dipende dal fatto che è un fondamentale che ormai padroneggi, il che ti permette di eseguirlo sempre nel migliore dei modi?
Senza dubbio la preparazione con il Prof. è stata ottima e ora ce la ritroviamo noi tutti. Inoltre sia io che Alessandro tendiamo ad allenarci anche d’estate, a non fermarci mai, e ciò in modo da arrivare già abbastanza preparati per affrontare la preparazione stessa. Ovviamente il mio ruolo è uno di quelli in cui si corre di più, e di conseguenza per adempiere al meglio ai miei compiti lavorare sul fiato è fondamentale, dal momento che è vero che con certe doti ci si nasce, ma è altrettanto vero che senza un perpetuo allenamento fare 80 metri di corsa e in seguito rimanere lucido è pressoché impossibile. Parlando invece del gesto tecnico in sé, sicuramente la pratica continua aiuta, essendo una giocata che ripeto più volte nel corso di un match e a cui ormai sono, diciamo, abituato.
Hai fatto menzione del tuo ruolo di esterno a tutta fascia, ruolo che sta guadagnando sempre più terreno in questo sport: si pensi per esempio a Dimarco che lo incarna alla perfezione, ma anche ai famosi terzini “gasperiniani”. La domanda che ti faccio è se ne prevedi un’evoluzione nei prossimi anni.
Innanzitutto confermo che è un ruolo sempre più frequente, anche perché sono tante le squadre che adottano il 3-5-2, soprattutto in Italia. È un sistema di gioco particolarmente utilizzato anche nelle nostre categorie, dove solitamente la mia posizione è ricoperta da Under. Per quanto riguarda la sua evoluzione, quella del quinto in sé, io penso che ci sia già stata: difatti vengono richieste sia la fase offensiva, poiché spesso ci si ritrova a fare la punta esterna che deve andare sul secondo palo, che quella difensiva, perché molte volte è necessario scendere a fare il terzino, chiudere l’azione avversaria, attaccarsi con i centrali. Ci sono inoltre interscambi continui con la mezzala e, quando c’è, con il trequartista, e insomma si è chiamati a svolgere più compiti e ricoprire più ruoli nella stessa partita.
Allo stesso tempo nel calcio sta un po’ scomparendo la figura del 10 classico, spesso assimilata semplicemente all’uomo di maggior estro dell’undici, quello da cui i tifosi si aspettano di più. Alessandro, tu porti questo numero sulle spalle: c’è un momento della partita in cui senti la responsabilità di dover essere tu a fare la giocata risolutiva?
La responsabilità me la sento sempre, non per il numero di maglia ma per il fatto che sono consapevole di avercela nelle corde questa giocata chiave, tant’è che quando negli ultimi metri non riesco a farla me la prendo con me stesso. Proprio da me stesso, infatti, pretendo parecchio e, visto che so di esserne in grado, voglio in futuro migliorare la mia capacità di essere decisivo nei pressi della porta avversaria.
A proposito di futuro, quali sono gli obiettivi personali che ora vi ponete?
Giommetti: A livello personale vorrei giocare quest’anno nel miglior modo possibile al fine di approdare in categorie superiori. So che posso arrivarci, e anche il Mister me lo dice spesso, ma so anche che tutto dipende da me, per cui dovrò dare il 100% perché solo così riuscirò a fare il salto.
Grassi: Io di norma sono particolarmente ambizioso ma la mia ambizione deve essere al servizio del gruppo. Voglio fare quanti più gol e assist riesco perché questo aiuta la squadra a vincere la domenica. Il fine collettivo deve prevalere su quelli individuali, ma allo stesso tempo se tutti raggiungono gli scopi personali che si sono prefissati alla fine si perviene inevitabilmente anche a quello comune.
E quelli di squadra?
Giommetti: Noi puntiamo a vincere una partita dopo l’altra per vedere, alla fine, dove siamo giunti, senza la pressione di dover arrivare per forza primi in campionato come ce l’hanno altre squadre che sono partite con tale obiettivo. Ciò non toglie che in questo nostro percorso cercheremo di spingerci il più in alto possibile.
Grassi: Mi associo a quanto detto da Alessandro: noi vogliamo vincere tutte le partite ma approcciandole una per volta. Poi quello che verrà verrà, ma posso assicurare che daremo sempre tutto ciò che abbiamo.
Allora noi ringraziamo per la disponibilità Cristian Grassi e Alessandro Giommetti e rivolgiamo loro, così come a tutto il Cannara, un grande in bocca al lupo per il prosieguo della stagione.







