SPOLETO (di Riccardo Elia) – La primavera è alle porte e nei campionati dilettantistici è iniziato ufficialmente il rush finale per decretare quali saranno i verdetti dei vari campionati per le nostre squadre della ValleUmbra. In attesa di scoprirlo insieme, con i nostri articoli e cronache live dai campi, siamo andati negli spogliatoi delle nostre squadre per farci raccontare direttamente dai protagonisti che aria si respira.
Oggi a regalarci una piacevole intervista, è stato un caposaldo della rosa dello Spoleto e un autentico protagonista della nostra ValleUmbra, avendo peraltro giocato negli anni, in ben 3 squadre diverse della nostra area geografica d’interesse: Foligno, Atletico Bmg e Spoleto.
Stiamo parlando chiaramente di Fabio Fapperdue (foto ASD Spoleto di Marco Sivori), difensore passato dall’Atletico Bmg allo Spoleto solo in estate, ma che in pochissimo tempo è diventato un intoccabile dell’11 biancorosso. Con lui abbiamo parlato di tanti temi diversi.
Partendo dal racconto della sua carriera: gli inizi e le esperienze in Serie D, le ambizioni di professionismo e i sacrifici che lo hanno portato a giocare in varie regioni d’Italia; ci siamo poi concentrati sulla sua attuale stagione con lo Spoleto, la scelta di giocare per i biancorossi, il rapporto con società e squadra, l’aria che si respira in vista delle “7 finali”(ormai 6) che attendono la squadra della Città del Festival da qui alla fine e di molto altro ancora. Per cui ringraziando ancora una volta Fabio per averci dedicato il suo tempo, vi lasciamo alle sue parole.
Ciao Fabio, intanto grazie per essere qui con noi. Sei uno dei protagonisti dello Spoleto di questa stagione, e ormai dell’Eccellenza Umbra da qualche anno, ma per chi non conoscesse il tuo percorso nel calcio, che è stato soprattutto e per tanti anni in Serie D, ti va di fare una piccola presentazione del “Fapperdue Calciatore”?
“Si, ho sempre calcato i campi di Serie D, poi negli ultimi anni ho scelto di scendere di categoria per riuscire a combaciare al meglio esigenze lavorative e passione per il calcio, anche se lo spirito professionale, l’entusiasmo, la voglia, che porto anche in campo con me son rimaste sempre le stesse. Ho girato diverse squadre: son stato alla Viterbese per 5 anni, per poi andare alla Sambenedettese, al Foligno, alla Pianese, 3 anni a Flaminia, infine ho deciso di non fare più la Serie D; quindi sono andato a Orvieto dove abbiamo vinto il campionato di Eccellenza e sempre per le esigenze di cui parlavo prima sono rimasto in Eccellenza, prima all’Atletico Bmg e ora allo Spoleto”.
Una carriera di tutto rispetto insomma, per larga parte vissuta nel massimo campionato dilettantistico. Una carriera poi, che ti ha portato anche in diverse regioni del centro Italia per coltivare la tua passione per il calcio. Allora ti chiedo quanto è stata forte l’ambizione di arrivare magari tra i professionisti e se guardandoti indietro le esperienze vissute hanno ripagato a prescindere i sacrifici fatti.
Si questo assolutamente. Io ho avuto la fortuna di andare sempre in squadre con l’ambizione di vincere il campionato. Col passare del tempo però capisci che spesso non basta solo avere la squadra per vincere, ma serve altro, devono combaciare tante cose per vincere un campionato. Mentre in Eccellenza son riuscito a vincerne due, in serie D non ho mai avuto la fortuna di arrivare alla vittoria finale, ed è chiaro che mettendoti in mostra in una squadra che vince la serie D, hai più possibilità di salire di categoria. Io ho avuto qualche chiamata dalla Serie C quando ero qui a Viterbo, alla fine sono rimasto attaccato alla maglia, ma non rimpiango niente delle scelte che ho preso, assolutamente.
Scelte che ti hanno portato varie volte in Umbria, sono 4 le squadre Umbre in cui sei stato, per te che sei sei di Viterbo anche se nato a Fiesole. Ti sei innamorato della nostra regione?
La scelta di giocare in Umbria nasce in realtà a San Benedetto. Ai tempi della Sambenedettese ho conosciuto Alvaro Arcipreti che tutt’ora è un buon amico, e da lì sono nati i due anni che ho vissuto a Foligno; poi siamo rimasti in contatto anche prendendo strade diverse finché dopo l’anno di Orvieto abbiamo deciso di rimanere ancora qualche anno insieme.
Infine Spoleto. Arrivi allo Spoleto dall’Atletico Bmg in Estate, passando da una squadra in cui giochi da 3 anni in Eccellenza, per arrivare in una squadra di un certo blasone, ma che comunque arrivava da neopromossa. Com’è andata?
All’Atletico Bmg io mi trovavo molto bene. Ho tutt’ora un buon rapporto con l’ex presidente Contardi, ma son state fatte altre scelte una volta andato via lui, volte a favorire anche un ringiovanimento della squadra. Squadra che tra l’altro sta facendo molto bene questo ti conferma quanto ti dicevo prima: delle volte non è solo una questione di “avere una squadra costruita per vincere”.
Comunque tornando a questa estate, avevo molte offerte, alcune anche non in Umbria. Io parlo sempre con tutti per una questione di rispetto, ma quando ho parlato con il Presidente Vittorio (Montesi ndr) e Stefano (Proietti-Costa ndr) ho avuto subito un’ottima impressione e l’impressione umana che ho, quando parliamo faccia a faccia per me è fondamentale.
Quindi. conoscendo la storia dello Spoleto, avendolo anche affrontato diverse volte in Serie D, ho preso quasi subito la mia decisione. Per me Spoleto e Foligno sono le migliori piazze in Umbria che abbiano una storia in Serie D.
Sei stato un irrinunciabile sia per mister Cavalli che per mister Isidori, anche l’adattamento con la squadra mi sembra andato bene, quali margini di miglioramento vedi nello Spoleto? Magari avere nuovamente a disposizione lo Stadio “Mercatelli” influirebbe nei risultati per avere ambizioni sempre più grandi?
Il gruppo è un ottimo gruppo. Naturalmente essendo una squadra neopromossa e una società abbastanza giovane, serve tempo, esperienza e servirebbero magari aiuti anche di imprenditori della zona. Sono fattori che poi ti permettono di fare un campionato di vertice, ma dal mio punto di vista stanno facendo un ottimo lavoro, questo è già importante.
La questione dello stadio, è normale che giocando in un campo non tuo, provi quella strana sensazione di non sentirti mai “in casa”, magari nel corso della stagione gioca una percentuale anche sul piazzamento finale perché tutto porta i punti, ti permette anche di ospitare più tifosi, sicuramente è importante. A tal proposito voglio difendere la società che fa tutto il possibile per farci stare al nostro meglio, e che sta facendo un ottimo lavoro per gestire anche questa difficoltà, purtroppo alcune cose sono naturali nel contesto dii una città, che conta decine di migliaia di cittadini.
Concentriamoci ora sulla stagione attualmente in corso. Raccontavamo prima del fatto che sei stato con Cavalli prima e con Isidori ora, il perno della difesa biancorossa, variando anche molti compagni di reparto per necessità dovute a infortuni o squalifiche. Ti chiedo allora su questo particolare, Il tuo modo di approcciare alla gara cambia a seconda del tuo compagno?
Il reparto difensivo è sempre un reparto a sé. Non è facile cambiare molto spesso compagno perché credo sia fondamentale conoscere fino in fondo il tuo compagno di reparto per poter adattare al meglio le proprie caratteristiche. Purtroppo ci sono situazioni per cui questa cosa accade come infortuni e squalifiche, ma non è colpa di nessuno, si stringono i denti e ci si adatta andando avanti.
Sei già all’attivo con 2 reti, l’ultima, quella decisiva nella sfida alla Narnese. Sei sempre stato un difensore col vizio del goal, qual è il tuo segreto? Facevi l’attaccante da bambino?
No, no (ride, ndr). Sin da quando ho iniziato a stare nelle prime squadre a Viterbo mi piaceva allenarmi anche da solo in modo tale da potermi migliorare e trarre il meglio dalle mie potenzialità per non aver rimpianti. Ho sempre avuto la fortuna di avere allenatori pazienti che mi hanno insegnato tante cose, tra cui i movimenti da fare in area e come smarcarmi al meglio per rendermi pericoloso.
E ti è tornato sicuramente utile visto che lo Spoleto ha vinto come ricordavamo anche grazie al tuo goal, quella che mister Marco Isidori ha definito “la prima di 7 finali” contro la Narnese. Ora arriva la “seconda finale”, in trasferta contro l’Olympia Thyrus, quali sono le insidie di questo match?
Il mister ha ragione, sono 7 finali, perché ogni partita è a sé. Puoi giocare con la prima o con l’ultima, ma se non entri con la testa giusta è difficile fare risultato. L’Olympia Thyrus è una buona squadra, giovane, con un ottimo attaccante, che conosco bene. Noi dobbiamo approcciare alla gara come Domenica scorsa, magari evitando le disattenzioni e le ingenuità.
Un ottimo attaccante, ex Spoleto, come Felice Gesuele, ti chiedo a questo punto chi è l’ avversario più ostico di questo campionato e se l’attaccante più forte del campionato ce l’hai in squadra.
Guarda anche se non avessi aggiunto la seconda parte della domanda ti avrei risposto allo stesso modo. Per me l’attaccante più forte è Mikele (Kola, ndr). Non voglio dire che non mi abbia entusiasmato nessun’altro, nella categoria ci sono vari buoni giocatori, ma il più forte è sicuramente Mikele.
Ci avviciniamo alla fine Fabio, se puoi, ti chiedo di portarci nello spogliatoio, siete usciti dalla zona PlayOut, quali sono le sensazioni per la salvezza?
L’entusiasmo c’è, ma bisogna rimanere sul pezzo e con i piedi per terra perché le insidie sono dietro l’angolo, basta una sconfitta e siamo di nuovo nel calderone come successo due settimane fa. Quindi bisogna restare concentrati per raggiungere quei 37/38 punti necessari per stare tranquillo. Nello spogliatoio c’è l’entusiasmo giusto per allenarsi bene.
Come sempre nel finale di intervista, ti ringraziamo per la tua disponibilità e ti diamo la possibilità di mandare un saluto o un messaggio ai tifosi e ai lettori.
Naturalmente mando un saluto a tutti i tifosi dello Spoleto, faremo il massimo per cercare di rimanere in categoria, e per raggiungere l’obiettivo il prima possibile.
Finisce così la nostra lunga chiacchierata in compagnia di Fabio Fapperdue, con l’augurio che lo Spoleto riesca a realizzare i suoi desideri e quelli di tutti i tifosi-lettori, che lo hanno accompagnato fin qu








