CANNARA (di Giacomo Restani) – “Ripartire dopo una retrocessione è sempre complicato”. La veridicità di questo assunto è probabilmente inconfutabile, anche in situazioni in cui la classifica sembra smentirlo. Dopo la retrocessione dalla Quarta Serie della scorsa stagione, il Cannara del Presidente Massimiliano Albi è al comando della classifica di Eccellenza regionale sei vittorie conquistate nelle prime nove sortite. Gli uomini di mister Antonio Alessandria hanno fatto delle gare interne allo “Spoletini” il proprio punto di forza in questo avvio di campionato: ben 12 punti dei 18 totali sono giunti tra le mura amiche, violate per la prima volta solamente domenica scorsa dal Torgiano.

Il virgolettato posizionato in apertura appartiene a un Direttore Sportivo che, dopo aver raggiunto il record di punti in Eccellenza della storia dell’Atletico BMG, ha deciso di mettersi alla prova in una piazza che trasuda tradizione calcistica a livello interregionale. Stiamo ovviamente parlando di Simone Angelini, con il quale abbiamo avuto il piacere di confrontarci sull’avvio di stagione del Cannara nell’intervista di seguito riportata.

 

Bentrovato Simone. Siamo quasi a un terzo di campionato, il Cannara è momentaneamente in testa alla graduatoria. Ad agosto ti saresti aspettato di trovarti lì a questo punto della stagione?
“Il nostro avvio in questo quasi terzo di campionato è positivo, ma dobbiamo sempre tener conto di quali erano e quali sono i nostri obiettivi fondamentali, che sono la ricostruzione di un ambiente e l’avvio di un nuovo corso a livello tecnico dopo una retrocessione. Anche il calcio ad alti livelli lo insegna: quando ci sono delle retrocessioni, nella stagione successiva un po’ si pagano. Devo dire comunque di aver trovato un ambiente sano, il Direttore Generale Angelo Mattonelli ha messo società, staff e calciatori nelle condizioni di potersi esprimere per quelle che sono le nostre caratteristiche. C’è un ambiente fatto di bravi ragazzi che credono in quello che fanno e hanno attaccamento ai colori rossoblù. Quest’anno deve essere un anno di costruzione per far sì che il Cannara possa ritrovare nei prossimi anni una categoria che ha fatto molto spesso come la Serie D”.

 

Rapido commento sulla gara interna di domenica contro il Torgiano: possiamo dire che sia mancato solo il goal?
“Sì, è così, ma credo poco alla fortuna e alla sfortuna nel calcio. Su nove partite ne abbiamo perse tre, due di queste sono state molto simili nell’evoluzione della gara, parlo di Sansepolcro e di quest’ultima. Se una squadra genera almeno dieci chiare palle goal in due partite e non riesce a concretizzare, ma addirittura subisce situazioni evitabili sulle uniche occasioni degli avversari, abbiamo segnali che ci fanno capire che c’è da lavorare per crescere e diventare più grandi di quello che siamo. Probabilmente quando ci sentiamo superiori agli avversari perdiamo quella ferocia necessaria per far pendere il risultato dalla nostra parte. In questa Eccellenza contiamo fino a questo momento zero pareggi; faccio un esempio pratico: possono capitare partite come domenica con il Torgiano dove la palla fatica a entrare, ma almeno devi riuscire a non perderla, quantomeno devi riuscire a farla finire 0-0. Questo è un passo che dobbiamo fare se vogliamo stare nel lotto delle prime cinque o sei squadre del campionato”.

 

Quella a Cannara è per te un’esperienza nuova sotto vari punti di vista. Ti stai confrontando con una piazza abituata alla Serie D e con un settore giovanile che storicamente è uno dei fiori all’occhiello della regione. Hai trovato nuovi stimoli dalla dirigenza e dalla gente di Cannara?
“Ci ragionavo proprio ieri, quindi la domanda calza un po’ a pennello. Ho 38 anni, ma parliamo ormai del mio quindicesimo anno da DS e il Cannara è la mia ottava società. Sono stato anche a Foligno, dove c’è una tradizione straordinaria. Cannara ha una propria cultura, che parte come hai detto tu da un grande settore giovanile, da un’organizzazione che non fa mancare nulla a tutti gli addetti ai lavori. Quando vieni qua capisci perché si sono fatti tanti anni anche in Quarta Serie, i muri trasudano tradizione. La cultura del lavoro che ha Cannara tende a valorizzare chi ci lavora”.

 

Parliamo della costruzione della rosa. Hai lavorato a stretto contatto con mister Alessandria nella scelta dei giocatori?
“Qualsiasi scelta presa quest’estate è stata presa in totale connessione tra me, il DG Mattonelli e l’allenatore, pur essendoci specificità di ruoli in quello che si fa. Io credo che il mister sia centratissimo sul fatto di voler valorizzare i nostri giovani. Faccio presente che noi la domenica andiamo in campo con una linea difensiva dove il più vecchio è un 2004, al massimo un 2003 con Santoni. Ci sono ragazzi per cui Cannara non deve essere un punto d’arrivo, ma un trampolino di lancio. Poi i vari Battistelli, Colombi, Montero e Schvindt devono essere trainanti per il resto del gruppo. Il nostro vero leader, tuttavia, deve essere e rimane il gruppo stesso, sovrano sul singolo.
Mi fa piacere anche parlare di un altro aspetto con sincerità, senza fare la solita intervista da “politico”. In passato si parlava spesso di mister Alessandria come un allenatore-manager. Ad oggi, la ritengo una considerazione totalmente inesatta. Con il mister mi sto trovando benissimo, vediamo la filosofia Cannara nella stessa maniera e riusciamo a portarla avanti in grande comunione di intenti”.

 

Quest’anno hai portato con te ben cinque giocatori che erano con te l’anno scorso a Bastardo, protagonisti dell’impresa dei 50 punti in Eccellenza. Stiamo parlando di Battistelli, Santoni, Gonzalez, Maselli e Dantraccoli. Perché hai deciso di puntare forte su un portiere esperto come Simone e su questi quattro giovani giocatori di movimento?
“Tengo a ribadire una questione nel corso di questa intervista. In estate ho avuto contatti con Cannara e altre piazze e gran parte del merito va all’Atletico BMG, perché il lavoro che hanno fatto società, calciatori e mister Proietti l’anno scorso ha valorizzato anche il mio. Questi ragazzi li vedevo coerenti con la progettualità e con il modo di fare calcio che volevamo riportare a Cannara, ovvero ricreare un ambiente dove l’uomo viene prima del calciatore. Hai parlato di Battistelli, che come Dario Colombi ha una grande storia in questa categoria e anche in campionati superiori, ma dietro alle qualità tecniche ci sono soprattutto quelle umane. Con Gonzalez e Lautaro è nato un rapporto affettivo fortissimo, sono calciatori forti ancora in evoluzione che possono dare tanto a Cannara. Lo stesso Maselli aveva dato tanto l’anno scorso alla BMG fino all’infortunio al crociato. La loro cultura del lavoro, unita all’ambiente Cannara, può costituire un bel mix per disputare una buona annata. Finora ci stiamo riuscendo, ma con 63 punti ancora a disposizione facciamo in tempo a fare tutto, dalla vittoria del campionato alla retrocessione diretta. Quello che stiamo disputando è un campionato anomalo sotto molti punti di vista”.

 

Hai anticipato il prossimo punto che avrei voluto toccare, attualmente la classifica di questa Eccellenza è spaventosamente corta. Dopo il Cannara a quota 18 ce ne sono ben tre a quota 17, ci sono appena dieci punti tra la penultima e la testa della classifica.
“Sì, se non erro tra zona playoff e zona playout ci sono appena quattro punti. Personalmente ho sempre paragonato l’Eccellenza alla Serie B, sono campionati terribilmente pericolosi, tutti possono vincere contro tutti, come categorie sono un po’ un pantano in tal senso. Ciononostante, vuoi o non vuoi, negli ultimi anni ci sono sempre state delle squadre “battistrada” superiori alle altre. Quest’anno, la percezione che ho è che questa Eccellenza possa essere un tutti contro tutti fino alla fine; vedo tante squadre forti, ma anche tante squadre con difetti, compresi noi. Chi riuscirà a limitare questi difetti riuscirà ad arrivare avanti a fine stagione. Se proprio dovessi farti dei nomi, forse ti direi che Terni FC e Nuova Alba rimangono le favorite, per potenziale economico e di progettualità sono le più pronte e mi aspetto che sul mercato di dicembre abbiano la forza di intervenire in maniera poderosa. Noi ci piazziamo tra le squadre che devono costruire, senza porci limiti. Senza retorica ti dico che ogni squadra che fa l’Eccellenza sbaglia se pensa che il primo obiettivo non sia la soglia dei 37 punti necessari per la salvezza. Fatti 37 si può puntare ai 50, che potrebbero essere una quota playoff, ma i 37 devono sempre essere la priorità”.

 

Una squadra che può disputare un campionato simile al vostro è quella che incontrerete domenica, ovvero l’Agape Pierantonio Umbertide. Che partita sarà secondo te?
“Sarà complicatissima. Le squadre di Bruni (allenatore Agape, ndr) sono sempre spigolose da affrontare, arcigne e coriacee. Sono feriti, se non erro vengono da quattro sconfitte nelle ultime cinque, alcune di queste anche molto sfortunate, quindi sarà una partita difficile che dovremo giocare con il coltello tra i denti. Sì è vero, siamo primi, ma l’anomalia è che lo siamo con tre sconfitte in nove partite. Dobbiamo riuscire ad abbassare la nostra percentuale di sconfitte sulle partite giocate, questo campionato ha bisogno di una continuità di risultati che deve essere trovata al più presto”.

 

Siamo arrivati alla fine Simone. Con le ultime battute approfondiamo un argomento che abbiamo già toccato in precedenza: che campionato deve disputare il Cannara e dove può arrivare? Grazie.
“Ti dico la verità, non ti sto dando una risposta, anche qui, da “politico”. Io non lo so. Non so dove possiamo arrivare, fare proclami non porta punti, i punti li portano lavoro, dedizione e sacrificio. Io voglio una squadra avvelenata ogni domenica e che cerca di ottenere il massimo su ogni campo. Quando arriveremo a sei giornate dalla fine guarderemo la classifica e capiremo per cosa dovremo lottare. Sarà solo il tempo a dircelo. Cannara non può giocare in Eccellenza solo per evitare gli ultimi cinque posti, questo è certo, ma non è questa l’annata dove si deve vincere, questo non ce l’ha chiesto nessuno. Ci è stato chiesto di costruire e costruire è quello che stiamo facendo”.