CASTEL RITALDI (di Stefano Gobbi) – È appena finito il campionato. La Castellana 1969 ha perso ai supplementari la semifinale play-off contro il Calcio Palazzo. Il risultato ci sta, anche se a Castel Ritaldi non si rammaricano più di tanto nel calcio ci sta di vincere (come la domenica precedente proprio contro il Calcio Palazzo) ma anche di perdere. Una grande squadra, un altrettanto grande Società si costruisce anche sugli insuccessi oltre che sui sacrifici.

Incontriamo il tecnico dei biancoverdi Matteo Di Tanna. Il tecnico è un fiume in piena e la lunghezza dell’articolo lo dimostra ma i temi toccati sono tutti importanti e fondamentali per il calcio dilettantistico. Iniziamo subito: mi fa un bilancio della stagione de La Castellana 1969. È soddisfatto? Potevate fare di più oppure il risultato ottenuto rispecchia fedelmente il valore della rosa a disposizione? Ha qualche rammarico?

“Il bilancio di questa stagione è in una sola parola STRAPOSITIVO. Per La Castellana, come ripetono sempre i dirigenti, era l’anno zero. L’obiettivo era creare una base di giocatori per gli anni futuri e come primo anno a livello di risultato sportivo si era detto di puntare ai playoff. Gli obiettivi sono stati raggiunti in pieno. Ci aggiungerei anche che si è ricreata quella simbiosi tra il paese e la squadra.

Da diversi mesi abbiamo il ‘Calisto’ pieno e un bel seguito in trasferta. Si è riorganizzato anche il gruppo Ultras. Domenica finita la partita il patron Ciri mi ha detto: “Matteo abbiamo portato 200 persone oggi qui” e me lo ha detto con un sorriso che diceva tutto. E questa società si merita ogni soddisfazione perché sono un gruppo di gente appassionata, amici tra di loro, sempre presenti anche agli allenamenti, non ci hanno fatto mai mancare nulla. C’è stata unione dal primo all’ultimo giorno e soprattutto nei momenti difficili che non sono mancati. A dicembre avevo detto che avremmo meritato qualche punto in più e seppur decimi/undicesimi non avremmo mollato perché eravamo convinti di poter risalire.

Il rammarico più grande è lì, nella prima parte di stagione, quando una serie di infortuni a raffica durante la coppa ci ha tolto dei giocatori per le prime partite. In più abbiamo avuto il problema di Vukaj che non gli ha fatto fare neanche un giorno di preparazione, oltreché fino a dicembre ha fatto i turni. Turni che ha fatto per la prima volta anche Fogliani, Santi Jacopo fino a dicembre si allenava una volta con noi e 2 da solo, Settimi che è diventato poi titolare con l’infortunio di Desideri è un altro che ha sempre fatto i turni. Pitzettu oltre ai primi 2 mesi di campionato ha saltato anche dicembre e gennaio per l’appendicite. Ha dovuto rifare la preparazione 3 volte praticamente. Toppo si è rotto lo zigomo alla quattordicesima e ha saltato le partite a cavallo tra dicembre e gennaio.

È qui che la squadra però non ha mai mollato, ha fatto il massimo, ci siamo inventati Giovannetti di punta che ha fatto 2 gol fondamentali, di cui uno a Bastardo alla prima di ritorno dove ci siamo presentati veramente ridotti all’osso, con 4 terzini in panchina più Camovik (il preparatore dei portieri) come dodicesimo. A Natale ci siamo allenati benissimo, abbiamo affrontato partita per partita e nel girone di ritorno abbiamo fatto 34 punti, più di tutti. Cosa potevamo fare di più? Nulla. I ragazzi sono stati eccezionali. Da gruppo siamo diventati squadra e poi famiglia, sembrano frasi fatte, ma l’atmosfera da Natale in poi a La Bruna era questa”.

Si parla di reintrodurre i fuoriquota anche in Prima Categoria, mi dice il suo parere?

“Sui fuoriquota mi era già espresso in maniera negativa in precedenza, quando ancora non sapevamo di questo delirio che spero non vada a buon fine. Sopra ho parlato di gente che fa i turni, che per passione si allena da solo la mattina e che non vede l’ora di fare la settimana di mattina per stare con la squadra o che magari raggiunge i compagni alle 21 al bar per il post allenamento staccando il turno di lavoro.

Questa è l’essenza del calcio dilettantistico poi non è che i giovani non possano giocare, ci mancherebbe altro. Beltrami (2006) ha fatto 20 partite, Settimi (2005) altrettante, per non parlare dei tanti 2003 e 2004 che per noi erano la base della squadra ma insieme a chi? Insieme al Capitano Morbidoni, classe ’79, 121 allenamenti su 122, 34 partite su 34 e 120’ nel playoff, Fogliani (’90) che è un turnista, Galli (classe ’94), Giovannetti (’92), Troka (’95). Questa è la base de La Castellana, è la base di un gruppo che funziona, di un gruppo che non molla mai. Che senso ha mettere gli under in Prima? E magari della stessa età di quelli di Promozione e Eccellenza? Facciamo un piccolo esempio: 16 squadre di Eccellenza, 32 di promozione, 64 di prima.

112 squadre, 6 fuoriquota a squadra fanno 672 ragazzi. Mi dite dove li andiamo a prendere in Umbria? I ragazzi che hanno una vera passione, che sanno stare in uno spogliatoio con gente di 20 anni più grande la squadra la trovano senza che nessuno venga obbligato a tenere fuori gente che rinuncia a stare con i propri figli e con le proprie famiglie per il gusto di correre dietro a un pallone.

Ai giovani non viene più inculcata la meritocrazia e i problemi del calcio italiano non li risolvi con l’introduzione degli under a questi livelli. E poi vogliamo parlare dell’aspetto economico? Con queste nuove fantastiche regole arrivano ancora premi preparazione per ragazzi del ’98 (28 anni). Ma di cosa vogliamo parlare? Almeno nei dilettanti fateci divertire. La passione e il gusto di stare in gruppo prima di tutto. Il Nocera ha fatto una semifinale playoff come noi e in tante partite ha fatto giocare Bontempi, classe ’08. Un ragazzo a cui ho fatto i complimenti a La Bruna e li faccio qui alla società e al Mister. Non mi sembra che li abbia obbligati nessuno a farlo giocare, semplicemente se lo meritava e gli auguro il meglio”. 

Come reputa (tecnicamente parlando) il campionato di Prima Categoria Girone C di questa stagione che si è da poco conclusa?

“Il campionato è stato bellissimo. Molto equilibrato. Si sono alternate 4 squadre in testa e noi che siamo arrivati quinti abbiamo fatto solo 7 punti in meno della vincitrice. E sotto di noi sono arrivate squadre come Real Virtus, Costano (finalista di Coppa), Superga 48, Bastardo (con Tomassoni, Valentini e da dicembre Capaldini come tridente offensivo). È stato un campionato di alto livello anche perché ognuno liberamente ha fatto la squadra senza obblighi federali, molti giocatori sono scesi proprio perché in Promozione magari non avrebbero trovato spazio per la regola degli under. Tutto torna”.

Il futuro di Matteo Di Tanna e de La Castellana continuerà insieme? Con quali idee, progetti, nuovi acquisti e conferme?

“Il mio futuro e quello de La Castellana lo decideremo in settimana, ma è ovvio che la mia volontà è quella di restare e di ripartire da questo gruppo che avrebbe bisogno solo di essere puntellato. Poi se le regole cambieranno ci adegueremo ma sarebbe veramente un gran peccato”.

Dalla panchina di una squadra in lotta per il primato come ha visto la stagione degli arbitri? Ci sono suggerimenti per migliorare le loro prestazioni e il rapporto (a volte un po’ conflittuale) con le squadre in campo?

“Sugli arbitri ho una mia idea precisa. Per la loro crescita a volte sarebbe più opportuno mandarli a fare partite aiutati dai assistenti piuttosto che mandarli allo sbaraglio da soli in campi “caldi” di categorie inferiori. Poi però venendo da anni di Promozione e eccellenza e da una semifinale playoff con la terna mi accorgo che gli assistenti non hanno un minimo di impatto decisionale e allora sinceramente resto nel mio ambito, provo a fare l’allenatore e spero che la domenica mi arbitri qualcuno della sezione di Terni. Lì trovo molto preparati alle “battaglie”, hanno personalità, con uno sguardo mettono a tacere scaramucce e polemiche che si creano in campo e da allenatore mi fanno stare tranquillo e mi permettono di pensare solo alla mia squadra. Poi se trovo anche qualcuno che ci dà un rigore sono ancora più contento visto che in campionato ne abbiamo avuto a favore solo 1 (con la Trevana all’andata) e qualcun altro ne ha tirati 17 (ovviamente lo dico col sorriso eh)”.

Quanto conta per una squadra in Prima Categoria avere (o meno) un Settore Giovanile?

“Sul settore giovanile, visto che vengo da quel mondo, dico che non è importante per una squadra di Prima Categoria averlo. Ma non è importante per nessuno se non viene fatto a dovere. Ci sono vari modi di “fare settore giovanile”. C’è chi usa le quote per pagare la prima squadra, c’è chi lo fa con finalità sociali per un territorio o per un paese, chi lo fa in maniera “professionistica” e punta alla crescita del ragazzo prima e del calciatore poi. Come qualsiasi cosa non conta farla o non farla. Bisogna essere chiari con le famiglie e le famiglie però devono anche capire che non serve fare 500 km a settimana se l’alternativa è come quella che hai sotto casa. Chi allena nel settore giovanile lo fa per i soldi? Lo fa per vincere farsi vedere? O lo fa per i ragazzi rinunciando anche a vincere qualche partita ma magari gli insegna anche a saper perdere o che comunque non sempre si può vincere? Le domande da farsi sono queste. Obiettivi chiari. Persone giuste. Famiglie consapevoli. Tutti soddisfatti. Per fare un settore giovanile poi servono le strutture alla base di tutto e squadre di prima a volte hanno sì e no solo un campo e per arrivare la domenica a poter giocare la partita devono già trovare alternative in settimana per far allenare la loro prima squadra. Quindi direi che serve avere un settore giovanile se si hanno le strutture, gli obiettivi da raggiugere, un servizio giusto da offrire, compensi adeguati ad istruttori ed allenatori adeguati che sposino in pieno la linea societaria e non creino il proprio orticello per tornaconto personale. Le società non devono affidarsi agli allenatori o agli istruttori, è il contrario. Io ho come obiettivo questa cosa, ti interessa aiutarmi? Invece a volte il discorso è: “ho 20 ragazzi me li alleni?” Poi il come, il quando e il perché lasciano il tempo che trovano”.

Cosa abbiamo dimenticato in questa bella chiacchierata?

“Ho parlato fin troppo, ma lasciatemi ringraziare tutti i ragazzi con in testa l’immenso Capitan Morbidoni, il mio staff composto da Andrea Appolloni come allenatore in seconda, Tommaso Benedetti il preparatore atletico, Almir Camovik il preparatore dei portieri, tutti i dirigenti de La Castellana, il Presidente Cremaschi, Alessandro Ciri, Claudio Bernacchia, Fausto Romoli, Mauro Di Giacomo, Santo e Gianfranco che ci hanno oltreché supportato anche sopportato, il grande Franco Montori (il nostro mental-coach), tutti i ragazzi che ci hanno tifato e incitato, Luca Terenzi che ci ha sostenuto nei post allenamenti e post partite con della birre rigeneranti e infine colui il quale ormai è il mio unico numero in rubrica, Angelo Di Giacomo che mi ha portato in questa splendida realtà e che ha costruito questo giocattolo perfetto. Grazie alla vostra redazione per avermi permesso di esporre il mio pensiero sui temi più sentiti del calcio dilettantistico. Arrivederci al prossimo anno”.

Arrivederci mister e buona estate a Lei e al suo splendido gruppo. Arrivederci ad agosto quando ci si preparerà alla nuova stagione 2026/27. Che sia un anno magico per la società bianco-verde di Castel Ritaldi? In molti se lo augurano magari con Di Tanna in panchina