CASTEL RITALDI (di Stefano Gobbi) – Sotto i riflettori questa settimana mettiamo il tecnico della Castellana 1969 Matteo Di Tanna. Alla seconda stagione con la Società del Presidente Manuel Cremaschi, l’ex trainer della Ducato Spoleto e Grifo Sigillo (per citare solo le ultime Società) prosegue nel lavoro intrapreso nella passata stagione che ha portato la sua squadra (La Castellana 1969) a disputare i play-off del Girone C di Prima Categoria. Il tecnico bianco-verde non si tira indietro e risponde (a volte con una punta polemica, come vedremo) alle domande del giornalista e ragiona su ogni argomento dimostrando massima competenza e idee ben chiare su ciò che dovrebbe fare una squadra di calcio che lotta per salire alla Categoria Superiore. Le risposte a quattro semplici domande le riportiamo per intero a dimostrazione del serio lavoro che Matteo Di Tanna sta svolgendo a Castel Ritaldi è supportato da valide idee e progettualità tesa alla crescita sia della squadra che dell’intero mondo che ruota intorno a La Castellana 1969.
La Banda bianco-verde con qualche modifica rispetto alla passata stagione, dopo 7 giornate è leader della classifica con un punto di vantaggio sul Calcio Palazzo e ben 3 sul Costano. Sicuramente è motivo di grande soddisfazione per tutto l’ambiente vorrei però fare il bastian contrario: c’è qualcosa che ti è mancata in questa prima parte della stagione e cosa avresti voluto fare meglio?
“Sinceramente siamo molto soddisfatti di questa prima parte di stagione. L’unica nota negativa è stata senza dubbio la perdita di Nicolini (rottura del crociato) dopo pochi giorni dall’inizio della preparazione. Del resto quasi tutte le squadre, compresi noi, abbiamo iniziato lunedì 4 agosto, la Coppa ti costringe a giocare 3 partite in una settimana (23, 26 e 30 agosto) per cui non c’è neanche tanto tempo per lavorare. Facendo anche qualche amichevole non si può spingere molto e gli acciacchi per giocatori dilettanti provenienti sì da qualche torneo di calcetto, ma anche da 3 mesi di inattività da calcio a 11 si fa sentire.
Sicuramente abbiamo avuto qualche acciacco di troppo che non ha contribuito a trovare subito la giusta intesa tra i nuovi e il gruppo che già c’era, ma una volta iniziato il campionato, passando anche attraverso partite non proprio memorabili, la motivazione che abbiamo sta facendo la differenza. Vorrei ricordare che nelle 21 partite di campionato del 2026 (dalla seconda alla quindicesima di ritorno della scorsa stagione quindi e le prime 7 di questa stagione) abbiamo fatto 17 vittorie, 3 pareggi e una sconfitta per cui diciamo che stiamo proseguendo sulla strada intrapresa e speriamo ovviamente che questo trend duri il più a lungo possibile. Nel mezzo c’è stata anche una semifinale playoff persa ai supplementari che ci dà ulteriore motivazione”.
Il Girone C di Prima Categoria (lo affermiamo da molto tempo), può considerarsi il terzo girone di Promozione. Chi temi di più nella corsa al primato? Quale squadra sarà la sorpresa nel periodo più caldo della stagione a cavallo del giro di boa stagionale?
“Il Girone C è senz’altro un bellissimo raggruppamento con molte squadre organizzate, Società blasonate con voglia di tornare nelle categorie superiori, Società emergenti con voglia di farsi scoprire e tanti bravi calciatori scesi di categoria anche per il discorso “under” che interessa il campionato di promozione che quest’anno ha aumentato il numero dei giovani a 3 per cui per un calciatore più grande magari c’è ancor meno spazio.
Credo che al momento le prime 3 (Noi, Palazzo e Costano) stiano rispettando gli obiettivi della vigilia. Spello e Vis Foligno stanno facendo molto bene. Hanno perso per qualche tempo un giocatore fondamentale per loro (Ayodele e Chiacchierini) ma penso che possano continuare a fare bene perché sono 2 squadre molto organizzate, che corrono molto e non mollano mai. La Pontano ha una fase difensiva di ferro (miglior difesa) e anche se fino ad ora ha segnato poco diciamo che ha realizzato quanto serve.
Sono rimaste un po’ indietro Superga e Nocera che consideravo e considero ancora ottime squadre per cui credo in una loro risalita in classifica. Non saprei dire chi potrà essere la sorpresa. Noi abbiamo una filosofia ben precisa. Si guarda una partita alla volta e si pensa solo a quella. Sono passate solo 7 giornate e come insegna la nostra stagione scorsa (22 punti a metà campionato e poi playoff raggiunti con un girone da 34 punti) tutto può succedere per cui testa bassa e pedalare”.
Cosa si prova nel vedere la tribuna sempre più piena in un borgo che in passato ha disputato Promozione ed Eccellenza? I numeri degli spettatori presenti alle vostre partite sono molto simili a quelli di molte squadre delle Categorie Superiori.
“Questo è sicuramente uno dei motivi per cui da un anno dico sempre che scelta migliore non la potevo fare. E la cosa bella è che lo pensano anche tutti i ragazzi arrivati con me lo scorso anno e i nuovi di quest’anno che non perdono occasione per dirci quanto si trovano bene. Giocare in Prima Categoria con un pubblico così numeroso, con un gruppo ultras che ci segue ovunque, che incita la squadra su ogni campo, è senza dubbio un sogno per chi come noi calca i campi di questa Categoria. Il ‘Calisto’ è un vero e proprio fortino, l’anno scorso abbiamo fatto 34 punti e quest’anno siamo a 4 vittorie su 4 con 0 gol subiti. Giocare sul nostro campo è difficile per tutti e di questo vogliamo approfittarne sicuramente. Fuori casa viene tantissima gente. Nella vittoria di Palazzo c’erano sicuramente più di 100 persone più La Fossa ed abbiamo giocato la nostra miglior partita considerando anche lo scorso anno. Non credo sia un caso. Ogni settimana c’è qualcuno de La Bruna che paga la pizza ai ragazzi a fine allenamento, i post partita durano fino alla domenica sera tardi dove si sta insieme società, squadra, tifosi e appassionati in generale. È un ambiente molto positivo e stimolante per chi gioca o allena come me e i ragazzi dello staff. La società aiuta i ragazzi anche in ambito lavorativo se qualcuno ne ha bisogno anche grazie al coinvolgimento di persone del territorio. Diciamo che quando entriamo in campo oltre alle nostre motivazioni di carattere sportivo i ragazzi mettono qualcosa in più perché si sentono in dovere di ringraziare anche tutte queste persone che in varie vesti gli stanno vicino, li supportano e gli vogliono bene come fossero loro figli e/o fratelli. Nel mondo dilettantistico questa cosa fa tutta la differenza del mondo”.
Si è parlato tanto dell’introduzione dei sotto-quota anche in Prima Categoria. A dispetto dei progetti del Comitato Regionale, le squadre non hanno accettato quest’imposizione. Giocano i vecchietti? Macché!! In giro molte squadre sono piene di giovani interessanti che meriterebbero maggiore attenzione dalle Società dei campionati maggiori. Non voglio sapere se sei d’accordo o meno sulla voglia di introdurre la regola dei sotto-quota da Perugia quanto capire da un esperto che lavora anche con molti giovani, qual è la situazione dei giovani impiegati nel Girone e quale tasso tecnico hanno rispetto ai più navigati vecchietti. Si può ben sperare per il futuro e cosa possiamo fare ancora per la loro crescita?
Sul discorso under mi ero già espresso in una precedente intervista e confermo di essere contrario all’introduzione in Prima Categoria per svariati motivi. È vero io vengo dal settore giovanile, ma l’ho fatto in una società (la Ducato) che da quando mi concesse la possibilità di allenare in prima squadra ha avuto una filosofia chiara e precisa. In prima squadra giocano i nostro giovani. Ma mi dite quante società fanno questo?
In Eccellenza e Promozione ci sono squadre senza settore giovanile, qualcuna che lo ha iniziato da poco e non può avere ragazzi pronti per determinati campionati, ci sono anche società che hanno 500 iscritti e in prima squadra giocano giovani che provengono da altre realtà se non addirittura da fuori regione. Dopo i 3 anni da under un’altissima percentuale di questi ragazzi scende di Categoria e qualcuno lascia proprio il calcio. Allora qual è il senso di tutto?
Io resto della mia idea. Chi i giovani riesce a costruirseli in casa e ha voglia veramente di vedere i propri prodotti la domenica pomeriggio li farà sempre giocare, chi lo fa perché DEVE FARLI GIOCARE continuerà a cercarli a giugno per dargli 100 euro di rimborso per poi salutarli a fine anno. A cosa serve l’obbligo? Per risparmiare? Ma se senza di loro non puoi giocare paradossalmente dovrebbero essere i più pagati. È stato tolto il vincolo che lega i ragazzi alle società fino ai 25 anni…bene…tutti sul mercato a fine anno…sei bravo? Giochi. Non sei adatto alla Categoria?
Da giocatore libero troverai un’altra sistemazione. Illudiamo i ragazzi e basta con l’obbligo. Quest’anno i 2005 in prima categoria vogliamo contarli? Sono tantissimi. E perché? Perché non sono più fuoriquota per cui dovendo già far giocare 3 ragazzi più piccoli al posto del 2005 si prende un 97 ad esempio che è più esperto e mi fido di più. Ripeto…qual è il senso di tutto questo? Il calcio non è meritocratico. E questa regola ne è l’esempio più lampante. Mi piacerebbe fare un altro esempio. Le ultime 3 in classifica del girone B di Promozione sono le 3 promosse dalla prima categoria. Il Castello e il Fossato (che non hanno settore giovanile) e il Gualdo che ha settore giovanile ricostruito più volte negli ultimi anni.
È un caso? Io penso proprio di no. Tre under ti porta a dover averne almeno sei in rosa. Otto se proprio vogliamo essere tranquilli per sostituire squalifiche e infortuni oppure chi lascia durante l’anno perché non gioca. Una squadra di Prima che sale va smantellata praticamente. Magari devi salutare gente che sta lì da 10 anni, gente su cui si fonda lo spogliatoio, gente che fa i turni e che magari la settimana del turno pomeridiano si va ad allenare la mattina da solo.
Gente che a livello di passione sta sopra a tutti. È giusto questo? Perché DEVONO giocare i giovani? E magari pure fuori ruolo (quanti terzini non terzini under ci sono in giro). Se una cosa si fa per obbligo non serve a nessuno. Tornando alla domanda la qualità tecnica serve a poco senza passione, voglia di stare in gruppo, voglia di lottare e soprattutto esserci nei momenti difficili quando è più facile scappare o le responsabilità pesano. Per cui io farei sempre giocare chi ha queste caratteristiche che sia del 2009 (come ad esempio Leonardo Stella della Clitunno Ducato) sia che sia del 1979 (come Alessandro Morbidoni, il mio, il nostro grande Capitano).







