FOLIGNO (di Cristiano Lupidi) – Una settimana fa il Foligno ha annunciato le prime conferme della stagione 2026/27, rendendo nota la permanenza in biancoazzurro di due dei giocatori simbolo della squadra, ovvero Walid Khribech e Tommaso Settimi, rispettivamente capitano e vice. Due veri e propri pilastri per il team della città della Quintana, due individualità che, dopo aver fatto gioire nelle passate stagioni i tifosi folignati, anche l’anno prossimo giocheranno al Blasone, e lo faranno alle dipendenze di un nuovo regista, Marco Di Loreto, il quale, come noto, è stato scelto dal direttore sportivo Filippo Petterini come sostituto di Alessandro Manni.
Sarà dunque un Foligno ristrutturato quello che avremo modo di vedere fra qualche mese, ma non rivoluzionato, dal momento che per costruire qualcosa di nuovo che sia allo stesso tempo efficiente è necessario avere alle spalle delle basi solide, da usare come punto d’appoggio. Queste basi saranno proprio i due giocatori sopra menzionati (alle cui conferme, fra l’altro, si sono aggiunte nei giorni seguenti quelle di Edoardo Bosi, Pietro Morlandi e Carmelo Ferrara), che saranno il materiale a partire dal quale il nuovo architetto, Di Loreto appunto, potrà edificare il Foligno che verrà.
Noi abbiamo intervistato una di queste colonne portanti della compagine biancoazzurra, Tommaso Settimi, la cui avventura con questa maglia è iniziata nel lontano 2019 e ora, dopo il traguardo delle 100 presenze raggiunto nella scorsa annata, è destinata a continuare.
Partiamo dal rinnovo: cos’è che ti ha spinto a decidere di continuare a rappresentare questi colori?
“In primo luogo tutto il trascorso che ho con il Foligno Calcio in generale, con una squadra e con una società con cui ho sempre avuto e ho un grande feeling, per cui il senso di attaccamento a questa maglia è una delle principali ragioni che mi ha indotto a prendere tale scelta. È stato poi cruciale anche il fatto che la dirigenza e il Mister abbiano riposto tanta fiducia in me, puntando parecchio sulla mia conferma e sulla mia presenza l’anno prossimo, e questo è stato un altro fattore che mi ha fortemente convinto a rimanere perché stare in un ambiente in cui senti di essere circondato da persone che credono in te ti dà degli stimoli in più. Infine io sono di qui, e chiaramente giocare per la squadra della propria città è sempre un motivo di orgoglio”.
Difatti il binomio Settimi-Foligno dura ormai da moltissimo, e molti sono stati i successi negli anni che ti hanno visto legato a questa città. Qual è la stagione che più di tutte le altre occupa un posto speciale nel cassetto dei tuoi ricordi?
“Mettendoci dentro anche gli anni con la Fulgens, penso che gli stessi siano stati i migliori in assoluto a livello di risultati, perché prima abbiamo vinto l’Eccellenza e poi siamo arrivati secondi in Serie D, cosa che speriamo di poter rivivere. E i migliori lo sono stati anche per me, per quello che sono riuscito a esprimere sul rettangolo di gioco proprio in quelle due stagioni. In generale però io di ogni anno in cui sono stato a Foligno mi porto dietro tante cose positive, e anche se i risultati magari non sono sempre stati quelli desiderati all’inizio bisogna saper estrapolare le cose buone messe in campo ogni annata e usarle per il futuro”.
Passando alla stagione appena conclusasi, sicuramente essa ha presentato delle difficoltà in gran parte legate agli infortuni, ma alla fine siete comunque riusciti a conquistare un settimo posto di tutto rispetto. Reputi che questo fosse il massimo risultato possibile o che in qualcosa si potesse far meglio?
“Se ti dicessi che è stato il massimo risultato possibile non sarebbe né corretto dal punto di vista sportivo, dal momento che ciascuno deve in ogni circostanza ambire agli obiettivi più alti, né vero, soprattutto considerando quello che era il livello della rosa, molto alto a mio parere, e il gioco che abbiamo messo in mostra in alcune parti dell’anno. In virtù di ciò credo che potessimo fare qualcosa di più, soprattutto dopo un avvio più che incoraggiante, culminato con la vittoria contro il Siena che poteva essere una sorta di sliding door, tale da orientare il nostro cammino verso i piani nobili della classifica. In seguito però si sono innescate varie dinamiche che ci hanno un po’ frenato, complice anche il fatto che questi sono campionati in cui basta il minimo passo falso per perdere posizioni e scivolare giù, campionati in cui il rischio di ritrovarsi in un attimo fuori dalla zona play-off è elevato”.
Ora molte cose sono cambiate all’interno della società, a partire dall’allenatore, con il quale come ci hai detto prima hai già avuto modo di parlare: qual è stata la tua prima impressione?
“Ciò che ho percepito è che c’è grande entusiasmo da parte del Mister, gran voglia di fare bene, ciò che sarà fondamentale per lavorare all’interno di un ambiente che un po’ ha accusato tutti questi mutamenti intercorsi, forse anche troppi per certi versi, poiché è giusto che ci si innovi, è giusto che si cambi qualcosa, ma è parimenti importante stare attenti alla misura in cui lo si fa. Dal punto di vista tecnico non posso ancora dire nulla, perché non sono mai stato allenato da lui, ma posso sicuramente dire che dal punto di vista umano mi ha fatto una buonissima impressione”.
Chiudiamo chiedendoti quali sono gli obiettivi che ti poni in questo momento in vista della prossima annata, sia personali che di squadra.
“Ritengo che l’obiettivo principale sia sempre quello di migliorarsi: l’anno scorso abbiamo fatto un primo step con la fusione di Acf e Foligno e con il consolidamento nella categoria, perciò in questo come minimo è necessario replicare quanto fatto e, come detto, migliorarlo. Questo è il punto di partenza. Personalmente poi ho imparato quanto sia fondamentale cercare ogni stagione di colmare le piccole e le grandi lacune che ognuno inevitabilmente ha, in modo da migliorare ogni giorno, il che è il presupposto per ottenere i risultati sul lungo periodo ed è ciò che mi prefisso”.








