SPOLETO (di Giacomo Restani) – Oro ai campionati italiani Under 23 di Molfetta, argento agli italiani Assoluti di Firenze. Questi straordinari risultati delineano il bilancio di un atleta spoletino che, seguendo le orme del padre, asta in mano, sta toccando le più alte vette a livello nazionale. Stiamo parlando di Riccardo Befani, classe 2006, che come papà Giacomo ha deciso di fare del salto con l’asta la propria vita. L’atleta dell’Athletic Terni ha avuto il privilegio, fino a marzo di quest’anno, di essere allenato dal proprio papà. Ora Riccardo si allena al Santa Giuliana di Perugia sotto lo sguardo vigile di Alessandra Lazzari, atleta cresciuta da Giacomo Befani stesso.
Nell’intervista di seguito riportata abbiamo avuto il piacere di parlare con Riccardo, con il quale abbiamo approfondito alcuni aspetti della sua carriera, passando per obiettivi futuri e segreti del salto con l’asta.
Bentrovato Riccardo, complimenti per lo straordinario risultato ottenuto a Firenze. Partiamo proprio da qui, raccontaci la tua esperienza agli ultimi campionati italiani. Che sensazione si prova con un argento assoluto al collo?
“Salve a tutti. La gara degli Assoluti di Firenze è stata un po’ più dura rispetto agli italiani U23 di Molfetta, sono arrivato un po’ più stanco. Ho dovuto faticare su alcune misure, sono stato leggermente incostante, però con grinta sono riuscito a ritrovare fiducia e al terzo tentativo sono riuscito a saltare i 5.32m che sono valsi l’argento. Il primo tentativo a questa misura non era andato molto bene, sono andato fuori ritmo, i tempi di attesa tra una misura e l’altra sono piuttosto lunghi. Fortunatamente sono riuscito a trovare la motivazione giusta per rientrare in gara ed è arrivato il salto vincente.
Lo trovo un ottimo risultato, anche perché con questa misura ho centrato il minimo per gli Europei U23, che è di 5.30m, quindi sono più che soddisfatto”.
Facciamo un lungo salto all’indietro per parlare degli inizi della tua carriera, inevitabilmente legati alla città di Spoleto e alla figura di papà Giacomo.
“Ho iniziato a saltare a circa tredici anni seguendo le orme di mio padre nel nostro stadio di atletica… speriamo finiscano presto i lavori! (ride, ndr) All’inizio, devo essere sincero, non la sentivo la mia specialità, mi ero dedicato principalmente agli ostacoli. Solo poi ho deciso di dedicarmi all’asta, avevo l’opportunità di essere allenato da mio padre e dopo due anni ho tirato fuori il primo bel risultato, 5m nella categoria Allievi”.
È stato tuo padre a indirizzarti verso l’asta o è stata una tua scelta? Avere Giacomo in casa è un elemento di pressione o ti spinge solo a fare meglio?
“All’inizio sicuramente è stato mio padre a indirizzarmi, siccome non mi riusciva benissimo non ero esattamente contentissimo… Più avanti ho iniziato a divertirmi e ho scoperto la bellezza del salto con l’asta.
Per quanto riguarda la seconda domanda, devo essere sincero, un po’ di pressione l’ho avuta. Il mio obiettivo era di riuscire a saltare come lui e all’inizio non ero in grado. Comunque, sono stati momenti fondamentali per forgiare la persona e l’atleta che sono ora. Papà è stato il mio allenatore fino a marzo, il cambio allenatore secondo me è servito, ti fornisce sempre nuove prospettive”.
La tua disciplina è forse la più completa di tutta l’atletica leggera. Quali sono secondo te gli aspetti su cui è più difficile lavorare?
“Il salto con l’asta è difficile per due aspetti. Il primo è l’interpretazione del salto, non sempre un salto sbagliato tecnicamente è inefficace. L’altro aspetto è ovviamente mentale, bisogna andare alti con un’asta pieghevole e si deve essere convinti di ciò che si fa, anche se è una disciplina che va contro l’istinto. Io da questo punto di vista ho avuto un percorso strano, con Gli Allievi sono partito subito bene, poi ho avuto un calo dove ho faticato. Lì ho iniziato a lavorare sulla serenità della vita di tutti i giorni e ho cercato di portarla in pista. Così ho guadagnato la sicurezza necessaria per tornare a saltare come ero in grado di fare”.
A livello internazionale il salto con l’asta sta in questi anni osservando all’opera uno degli atleti più incredibili di tutti i tempi, sto ovviamente parlando di Armand Duplantis. Cosa apprezzi maggiormente di lui? Per te rappresenta un esempio?
“Ti devo dire la verità, lui è un fenomeno sempre sul pezzo, talmente inarrivabile che non l’ho mai preso da esempio, ho altri atleti che seguo particolarmente e a cui mi sento più vicino tecnicamente. Certo, ho provato a copiare il suo stile di salto, salta veramente altissimo, ma la sua grandezza sta anche nella costanza. Di recente ha perso una gara ed erano più di due anni che non ne perdeva una. Vincere per più di due anni di fila tutte le gare è difficilissimo anche se sei il più forte di tutti. È assurdo, una follia”.
Parlaci dei tuoi prossimi obiettivi futuri.
“L’anno prossimo vorrei migliorarmi in ottica Europei U23 con una misura migliore, poi si vedrà e cercherò di cogliere tutte le opportunità che mi si presenteranno. Penso alle Universiadi in Corea del Sud, penso all’ingresso in un gruppo sportivo, magari in futuro arriveranno, ma preferisco concentrarmi sulla prossima stagione”.
Bene Riccardo, ti ringrazio e ti saluto con l’ultima domanda. Qual è la ricetta migliore per alzare sempre l’asticella?
“Nel mio piccolo, io provo a divertirmi. A Perugia ho imparato che il risultato arriva quando c’è il gusto di fare le cose. In allenamento è proprio quello che cerco di fare: alzo l’asticella, mi metto alla prova e mi diverto”.








