NEW YORK – Dopo aver corso ancora una volta per 42 chilometri e 195 metri, si riavvolge il nastro ed un firm di pensieri inizia a scorrere. Così Piergiorgio Conti protagonista per l’ennesima volta alla corsa più famosa al mondo insieme al flio Diego, 18enne al debutto assoluto nella maratona, ci invia da New York poco prima di salire in aereo il suo pensiero.
La maratona della vita: 22 volte New York, un’emozione senza tempo
Ci sono traguardi che si raggiungono con le gambe e altri che si conquistano con il cuore. La Maratona di New York è tutto questo: una sfida sportiva, ma soprattutto un viaggio dentro sé stessi, una metafora straordinaria della vita.
Quest’anno, per me, è stata la 22ª volta sulla linea di partenza della maratona più famosa del mondo. Un appuntamento speciale, carico di ricordi, emozioni e significati. Nel 1999 avevo conquistato uno straordinario 20° posto: un risultato che porto ancora nel cuore e che rappresenta una parte importante della mia storia sportiva.
Ma questa edizione ha avuto un sapore completamente diverso, forse ancora più speciale. Per la prima volta ho condiviso questi 42 chilometri e 195 metri con mio figlio Diego, appena 18 anni. Correre fianco a fianco, condividere la fatica, gli sguardi, gli incoraggiamenti e l’emozione di attraversare insieme il traguardo è stato un regalo immenso. Ci sono medaglie che si appendono al collo e momenti che si custodiscono per sempre nel cuore. Questa maratona appartiene sicuramente alla seconda categoria.
La maratona, in fondo, assomiglia molto alla vita. Ci sono salite e discese, momenti in cui tutto sembra facile e altri in cui ogni passo diventa una conquista. Ci sono entusiasmo, gioia, paura, stanchezza, delusioni e soddisfazioni. Ci sono momenti in cui vorresti fermarti e altri in cui trovi dentro di te una forza che non pensavi di avere.
Ma la cosa più importante è non smettere mai di andare avanti, affrontando ogni difficoltà con determinazione e, soprattutto, con il sorriso.
Perché la vita, proprio come una maratona, non è fatta soltanto dal traguardo che raggiungiamo, ma da tutto quello che viviamo lungo il percorso, dalle persone che incontriamo e da chi sceglie di camminare, o correre, al nostro fianco.
E quest’anno, a New York, ho avuto il privilegio più bello: avere accanto mio figlio.
Ventidue maratone, migliaia di chilometri, infinite emozioni. Ma questa resterà unica, perché non ho semplicemente corso una maratona: ho condiviso un pezzo di vita con Diego.
In fondo, non conta quante volte tagli il traguardo, ma con chi hai avuto la fortuna di percorrere la strada. E se riesci a farlo sempre con il sorriso, hai già vinto la tua maratona più importante: quella della vita.








