FOLIGNO – In ogni parte del mondo c’è un campetto da calcio. Anche nel villaggio di Ushguli, nel Caucaso (Georgia), alle pendici del ghiacciaio, i bambini corrono dietro a quel pallone, che altrove muove miliardi. Non lo fanno per soldi, lo fanno per gioco e per trascorrere il tempo, in un luogo dove non conta il freddo, non conta l’età, non conta se sei un bravo calciatore, ma soprattutto dove la disparità di opportunità, rispetto ad altre parti del mondo, è più che evidente.

Quello del calcio però è un linguaggio universale, che ha la forza di unire chiunque e ovunque nella condivisione di gioie e dolori. Non importa che tu sia a Foligno (ed in particolare, nel nostro caso, allo stadio di Spello) o al campetto di Ushguli (2mila metri, secondo villaggio più alto al mondo) nel Caucaso, basta un pallone per abbattere ogni differenza.

A raccontare il suo viaggio in Georgia è Mister Gabriele Pericolini, che è tornato a casa ed in particolare ai campi in erba del calcio giovanile umbro.

Ma chi è Gabriele Pericolini?
Folignate di 27 anni, diplomato all’istituto d’arte di Spoleto e laureato in Scienze Motorie è un allenatore Uefa B e quest’anno siede sulla panchina della Under 17 dello Spello. Quella per il calcio è una passione che coltiva sin da piccolo, ma già a 17 anni ha avvertito il desiderio di “mettersi a disposizione degli altri” ed ha iniziato la carriera di allenatore. Dieci anni nelle giovanili di varie società umbre tra cui Gualdo Tadino, Cannara, Nuova Alba ed ora Spello. Mentre si preoccupa per l’infortunio del suo difensore centrale dice: “I giovani mi hanno dato tanto”…

Fin qui una storia piuttosto comune, ma Gariele non è solo un allenatore è anche un grande appassionato di antropologia, ma soprattutto un operatore del terzo settore, una persona che dedica gran parte del suo tempo agli altri ed in particolare ai più deboli. Tanto volontariato, ma soprattutto uno spiccato dinamismo che lo rende particolarmente intraprendente nel trarre spunti dalle sue differenti attività che danno vita sempre a nuovi progetti.

E allora nasce l’associazione “Un anima alla volta” con l’obiettivo, spiega Gabriele già autore di due libri e fotoreporter, di reperire fondi (partecipando a bandi internazionali) per portare lo sport in luoghi dove i bambini sono costretti a vivere in condizioni di precarietà. Entro breve, inoltre, verrà allestita, a Foligno, una mostra fotografica, un reportage dell’esperienza in Georgia, tappa “zero” dell’attività dell’associazione.

Ogni bambino deve avere il diritto di fare sport e di sognare: “Tutti i bambini del villaggio di Ushguli – racconta Gabriele – tifano il Paris Saint Germain e sognano di diventare come il giocatore georgiano Khvicha Kvaratskhelia…”