FOLIGNO – È un fiume in piena Alessandro Manni al termine del campionato. Con un foglio in mano con appunti per non dimenticare nessun passaggio, Il tecnico tiene particolarmente a puntualizzare alcune cose dopo alcune dichiarazioni rilasciate nel post-Seravezza, in cui aveva parlato della necessità, per il Foligno, di fare un salto di qualità o che dir si voglia. Tante ovviamente le polemiche e le opinioni della piazza e allora ecco un lunghissimo intervento nella conferenza post Cannara che merita di essere sviscerato in maniera ampia per alcuni nuovi aspetti: «La cosa più importante non è il sottoscritto, ma è il Foligno, non esiste altro. Quindi le mie parole, se hanno anche poi magari scatenato qualcosa, suscitato qualche emozione, sono stato anche contento perché al netto di questo posso anche dirvi che sicuramente qualcosa si è mosso in positivo. Quindi – e questo è un passaggio importante – vi posso anche aggiungere quindi che questo aspetto chiaramente verrà analizzato e strutturato anche da questa settimana con incontri, quindi questo mi rende felicissimo. Primo, perché io emotivamente sono legato a questa maglia: sono stato giocatore, ho vinto il campionato, poi me ne sono andato. Sono tornato da tecnico e in questi 3 anni e mezzo, chiamiamole C4, ACF, ma quello che conta, ripeto, è il Foligno. Credo che oggi sono stati fatti in media 60 punti, con una vittoria di un campionato, un secondo posto, un sesto posto. Tutto sommato non vedo tutto questo fallimento, come purtroppo ho sentito dire anche da qualche addetto ai lavori… ».

IL RINGRAZIAMENTOTorniamo alle cose serie. Primo aspetto, io devo ringraziare enormemente Marco Bianconi. Secondo me, se oggi noi tutti siamo qua la prima persona in cui dobbiamo rendere conto e gratitudine è lui. Per me oltre a essere un fratello è una persona che ha permesso al Foligno Calcio di stare a giocare col Siena, con il Grosseto, a Livorno l’anno scorso, perché i sacrifici che ha Marco io li so, ok? In termini soprattutto economici e di quello che ci ha dato: tranquillità, la spensieratezza di fare un percorso prima, ripeto, con una società che era diversa, ma in fin de conti parliamo sempre di Foligno perché la gente è questa, loro sono di Foligno. Tutta gente genuina, gente che viene dal quartiere C4, ma che poi si è trovata in una dimensione in questo momento grande; chiaramente la mia intervista della settimana scorsa era intesa in quel senso: adesso c’è bisogno, se vogliamo, un pochino di alzare il livello, ma non perché debbano fare la squadra Alessandro Manni! Prendo spunto anche da un commento sui social in cui un nostro tifoso ha detto “Sicuramente programmare eh il salto di qualità non si programmerebbe con Alessandro Manni”. Ma io sono d’accordissimo! Io sono il primo che se volete alzare il livello probabilmente qui non c’entro niente, magari bisogna chiamare Indiani come ha scritto e sono d’accordo, però con annessi e connessi».

ASPETTO TECNICO – «Nel girone d’andata credo che le interviste pubbliche degli addetti ai lavori abbiano parlato sempre e solo positivamente, così come gli altri allenatori, di quello che ha fatto il Foligno. Poi qualcosa è venuto meno nel girone di ritorno, è vero, però io ricordo che questa squadra quando è partita a settembre ha dovuto rinunciare a Panaioli, Brevi, Calderini, Santarelli e non sono giocatori qualunque. È ripartita su un blocco che aveva l’anno prima come Ceccuzzi, Tomassini, Grea, Schiaroli. Purtroppo Schiaroli ha finito la stagione per il crociato così come Morlandi. Tomassini è mancato un girone di ritorno, Grea è mancato due mesi, Ceccuzzi è mancato due mesi, quindi attenzione nel giudizio. Secondo me io i ragazzi devo solo che ringraziarli perché questo gruppo ha fatto un giro d’andata strepitoso. Il ritorno purtroppo non è stato costellato da quello che abbiamo fatto nell’andata, ma comunque è stato dignitoso, quindi questo ci teniamo a sottolinearlo. E un aspetto che mi preme è sicuramente ringraziare tutto il mio staff, tutto, perché mi hanno supportato e sopportato. Il loro sostegno è stato determinante».

PROGRAMMARE! – «Però ribadisco e termino con questo: il punto cruciale qui è il Foligno: io sono innamorato del Foligno. Io domani posso anche andare via da Foligno, ma voglio sapere che il Foligno è in buone mani e secondo me ci sono le premesse. Non bisogna senza fare pensieri del tipo che si debba vincere il prossimo anno il campionato. Bisogna essere concreti, realisti, secondo me programmare. Questa è una parola che è secondo me imprescindibile da qui in avanti, perché il livello si è alzato talmente tanto che bisogna stare dietro a realtà che sappiamo bene quali sono. Vedi Prato quest’anno, vedi Siena o Grosseto. Il prossimo anno ci sarà un girone in meno e ci ritroveremo, se staremo ancora insieme, con Pistoiese o Lucchese, società che già hanno promesso di investimenti folli e quindi sarà una Serie C vera e propria. Mettiamolo questo davanti a tutto: il Foligno ha bisogno adesso di stabilità; ha bisogno di gente che ha voglia di fare cose per bene e io sono il primo tifoso. Non voglio che si esca da qua e si pensi che io volevo cercare alibi perché magari non abbiamo fatto i play-off. No, no, io sono veramente il primo tifoso del Foligno e ringrazio ancora una volta tutta la gente che ci ha seguito perché quest’anno: veramente non ci siamo mai sentiti soli in ogni campo dove siamo andati e quindi che dirgli? Loro si meritano appunto le cose per bene. Quindi gli aspetti sono due: la gente e questo marchio, questa roba qua (Manni tocca lo stemma del Foligno sulla maglia, ndr.) che la portiamo sul petto. Io per primo, faccio un inciso sul mio futuro, non lo so sinceramente: in questo momento ho bisogno anch’io di un attimo staccare; però è l’ultimo dei miei pensieri assolutamente. Io se qua arriva l’allenatore più forte del mondo, io sono il primo tifoso, vengo con la sciarpa a tifare. Credo di aver chiuso una stagione, ripeto, per me positiva come sono state chiaramente quelle precedenti, perché sono stati fatti i risultati entusiasmanti, ma per quello che abbiamo fatto e per le difficoltà reputo anche questa una grande stagione».