TOKYO – Non poteva iniziare meglio l’avventura olimpica per il folignate Emanuele Renzini, tecnico delle azzurre del pugilato.

La prima gioia a Renzini, ma più in generale agli appassionati italiani della “nobile arte”, che per la prima volta dopo 101 non vedrà sul ring pugili italiani, la regala Irma Testa, che al primo turno della categoria 57 kg batte, contro ogni pronostico, la russa Liudmila Vorontsova, argento ai mondiale del 2019. La poliziotta campana ha letteralmente dominato il match vincendo per 4 a 1. Il primo a condividere la splendida vittoria è stato proprio il suo allenatore Emanuele Renzini, pronto ad abbracciare la sua pugile a bordo ring. Ora Irma Testa agli ottavi di finale affronta (lunedì 26 luglio ore 7,20) l’ostica irlandese Michaela Walsh, testa di serie numero 4.

Neanche il tempo di festeggiare perchè ora Renzini si prepara a seguire altre tre atlete azzurre. Angela Carini, categoria 69 kg, parte subito dagli ottavi di finale ed affronta la taiwanese Nien-Chin Chen. Rebecca Nicoli, pesi leggeri, al primo turno se la vedrà con la messicana Esmeralda Falcon Reyes e per chiudere Giordana Sorrentino debutterà tra i pesi mosca contro la venezuelana Irismar Cardozo Rojas.

La storia di Emanuele Renzini è singolare ed è uno dei pionieri della boxe rosa italiana. Inizia nel 1993 allenando la moglie che però per combattere è costretta a spostarsi all’estero perché in Italia non esiste la boxe femminile. In questi anni acquisisce una esperienza più unica che rara nel pugilato in rosa e nel 2001 quando L’AIBA ha organizzato il primo campionato del mondo riservato alle donne la federazione italiana gli ha affidato l’incarico di comporre la prima squadra azzurra della storia. Da allora di tempo ne è passato, ma grazie al suo operato oggi a rappresentare la boxe azzurra alle olimpiadi di Tokyo sono proprio le “sue” donne.

Sognare la medaglia non è vietato…

 











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