GIANO DELL’UMBRIA (di Giacomo Restani) – Avete presente quel momento in cui, quando la possibilità di realizzare un sogno inizia a intravedersi, ci si chiede se ciò che sta accadendo sia effettivamente reale? Quell’attimo in cui l’impazienza di raggiungere un traguardo tanto desiderato e mai così vicino si scontra con la paura di poter perdere tutto nel tempo di un battito di ciglia.
Questi brevi periodi sintetizzano quella che è stata l’amara stagione 2024/25 del Foligno Calcio, un campionato vinto sul terreno di gioco e sottratto ai Falchetti a pochi minuti dal termine della stagione per vicende extra campo, un po’ come in un libro scritto male. Il ricordo che quel fantastico gruppo ha lasciato a tutti gli appassionati della città della Quintana è indelebile; ma, di certo, ripartire con entusiasmo dopo una tale delusione non è cosa semplice.
Malgrado quel triste epilogo che tutti conosciamo, la stagione 24/25 è stata cruciale per la consacrazione di un duo che opera al difuori del rettangolo verde e che ha deciso di imprimere la propria firma sul massimo campionato regionale. Il Direttore Sportivo folignate Simone Angelini e il tecnico amerino Michele Proietti si ritrovano a Bastardo alla corte dell’Atletico BMG dopo la delusione di Foligno e compiono un autentico miracolo: con l’obiettivo iniziale di centrare la permanenza in Eccellenza, l’Atletico chiude la stagione al quinto posto a quota 50 punti con la seconda miglior difesa del campionato e una finale di Coppa Eccellenza disputata.
A poche ore dal termine della stagione della società targata Bastardo – Massa – Gualdo, abbiamo avuto la fortuna di ospitare ai nostri microfoni il DS Angelini e Mister Proietti per parlare dei segreti di questa stagione, di obiettivi personali e futuro.
Partiamo dal DS Angelini. Simone, so che sei molto attento ai dati, te ne cito alcuni: cinquanta punti, record di punti nella storia della società in Eccellenza, finale di coppa raggiunta, seconda miglior difesa del campionato. Quali sono le tue sensazioni difronte a tutto ciò?
“Questi numeri sono da vertigini per le premesse che aveva questa stagione, la società ha cambiato totalmente volto e filosofia. Non voglio essere ripetitivo, il calcio non è fatto solo di budget, ma è un elemento che aiuta e su questo c’è poco da discutere. Nel nostro caso, oltre a un budget contenuto, abbiamo dovuto fronteggiare anche il problema tempistiche; siamo partiti a fine giugno e quando si inizia a lavorare così tardi si hanno a disposizione meno pesci da pescare, utilizzando una metafora. Se a inizio stagione mi avessero detto che avremmo raggiunto la salvezza per il rotto della cuffia, avrei certamente firmato; dunque, non posso che essere strafelice per i risultati ottenuti. Detto ciò, sono competitivo per natura e il fatto di non esser riusciti a alzare la coppa e a disputare i playoff mi lascia un po’ di amaro in bocca. Nonostante ciò, sono felicissimo, questo è poco ma sicuro”.
Al termine della partita contro il Pontevalleceppi molti tra gli addetti ai lavori si sono abbandonati a un pianto sincero. Cosa ha di speciale questo gruppo?
“Io, insieme agli altri dirigenti e tutto lo staff, ho cercato di portare i miei ideali, ovvero il cuore e la passione. La magia all’interno dell’ambiente non la crea solo il direttore sportivo, contribuiscono tutti a crearla, dalla presidenza al nostro magazziniere Moreno Bastioli, passando per Sergio Vella, Claudio Chiacchierini, Fabiana Grullini e tutti i nostri fantastici dirigenti e membri dello staff. Cerco sempre di far sentire tutti partecipi di ciò che si fa e quando subentra l’amicizia è molto più facile raggiungere traguardi importanti “.
Parliamo del tuo ruolo, quello del direttore sportivo, carica che ricopri da ben quattordici anni. L’Atletico di quest’anno è riuscito ad andare oltre le proprie possibilità grazie all’unione tra veterani della categoria e giovani innesti. Quali sono gli elementi che reputi imprescindibili nella costruzione di una squadra?
“Sono convinto che nel calcio non ci sia una ricetta vincente che possa funzionare sempre. Nel nostro sport, l’episodio e la gestione dell’imprevisto sono elementi che contribuiscono a renderlo unico. Nel mio lavoro, cerco sempre di mettere al centro l’uomo prima del calciatore. Se si lavora con umiltà, i limiti diventano un punto di forza. Come hai detto tu, quest’anno abbiamo avuto tre calciatori d’esperienza (Battistelli, Cavitolo e Menchinella, ndr) veramente da clonare, non so quanti altri giocatori con la loro passione e la loro dedizione vedremo in queste categorie. Sono i primi a fare un metro in più in allenamento e a dare l’esempio ai più giovani sulla gestione del fine settimana. A tutto ciò si è ovviamente unito il lavoro del mister, che ha secondo me delle capacità di gestione del gruppo che sono incredibili; Michele è una persona estremamente intelligente, astuta e sensibile allo stesso tempo”.
A proposito di Mister Michele Proietti, ti sei mai chiesto perché insieme funzioniate così bene?
“Beh, di sicuro, come dicevo prima, è nata un’amicizia. Quest’amicizia è frutto di una condivisione di pensieri e idee rispetto al calcio, perché lo viviamo alla stessa maniera. Come in una coppia, spiegare la chimica tra due persone è molto difficile; ma io, questa chimica, con lui la percepisco. Con lui mi sento più forte e spero e credo che anche per lui sia così. Abbiamo fatto due anni e mezzo stratosferici insieme e non mi era mai capitato in precedenza di entrare così in simbiosi con un allenatore”.
La scorsa stagione in quel di Foligno la ricordiamo tutti. L’esperienza all’Atletico ti ha fatto togliere qualche sassolino dalla scarpa per alleviare il dolore di quel ricordo?
“No, onestamente no. Foligno per me è un amore incredibile, è la mia città. Vincere un campionato e poi vederselo sottrarre per questioni burocratiche è una macchia che non si laverà mai. Noi abbiamo dimostrato ciò che dovevamo dimostrare, rimarrà una vittoria per i nostri cuori e non per gli almanacchi. L’Atletico BMG è stato un nuovo capitolo e comparando le due stagioni devo dire che l’impresa più grande è stata compiuta quest’anno, perché è vero che Spoleto e San Venanzo avevano qualcosa in più di noi, ma anche il nostro Foligno era una signora squadra. Quest’anno siamo arrivati a soli tre punti da una squadra quotata come il Terni FC e questo rende bene la dimensione della nostra stagione”.
Hai particolari ambizioni da direttore sportivo?
“Sono sempre stato ambizioso, dal lavoro ai miei studi universitari che mi hanno portato alla laurea; lo stesso vale per lo sport. Cerco di fare tutto con umiltà e con la consapevolezza che le medaglie si sudano. Vado per i 38 anni, mi reputo un “giovane vecchio” per il ruolo che ricopro, sono partito dalla Seconda Categoria a Trevi quattordici anni fa e continuare a crescere sarebbe una soddisfazione impareggiabile. Se sarò meritevole di ciò, sarà solo il tempo a poterlo dire”.
Parliamo di futuro. Hai già parlato con la società per la prossima stagione? In ogni caso, ti vedremo nuovamente assieme al mister?
“Devo ancora parlare con la società e onestamente non so ancora se lavorerò nuovamente con Michele, so che prima o poi il distacco tra noi arriverà, ma intanto sono già contentissimo di aver vissuto questi fantastici due anni e mezzo. Spero in futuro di avere altre opportunità di lavorare con lui, ma ciò che mi sento di dire è che il Mister merita un’opportunità, perché credo nella meritocrazia e i suoi risultati parlano per lui”.
Prima di salutarci, Simone, ti lascio uno spazio per dei ringraziamenti.
“Voglio ringraziare mia moglie per la sopportazione, perché il tempo che sottraggo ai nostri figli per questa attività è notevole. Ringrazio tutti i calciatori, senza i quali nulla sarebbe stato possibile; ringrazio tutta la società, Stefano Fabiani, Claudio Quattrini, la famiglia Montecchiani, Massimo Burlarelli e tutti i soci perché non mi sono mai sentito desiderato e gratificato come qui, forse anche più di Foligno per certi aspetti. Non posso che andarne fiero”.
Passiamo ora alla nostra chiacchierata con Mister Michele Proietti.
Mister, partirei da un’immagine ben precisa, ovvero le tue lacrime al triplice fischio della partita contro il Pontevalleceppi Ripa. Cosa si cela dietro quelle lacrime?
“Dietro quelle lacrime c’è la sofferenza di una stagione partita in reazione all’epilogo di Foligno, è stata una partenza istintiva per rispondere a un qualcosa che non abbiamo mai accettato. È stato un azzardo partire a fari spenti con una società che aveva difficoltà anche a iscriversi. Ci siamo compattatati con la presidenza, la famiglia Montecchiani e abbiamo deciso di intraprendere questa avventura. In quel momento ti passano davanti agli occhi tutti gli allenamenti, gli spostamenti, il freddo e le piogge sopportati per raggiungere qualcosa di grande”.
Si dice che tutti gli allenatori imparino dai propri grandi giocatori. Cosa hai imparato tu da questo gruppo?
“Sicuramente l’umanità, questo è un gruppo di ragazzi con un’umanità pazzesca e una forte coscienza di squadra. Quando ci sono stati momenti difficili è venuto fuori l’uomo prima del calciatore. In altri gruppi, ciò non accade. Il loro punto di forza è stato quello di essere riusciti a ripartire subito dopo ogni caduta”.
La stagione dell’Atletico BMG è stata piuttosto costante a livello di rendimento, ma c’è stato secondo te un punto di svolta?
“Secondo me due in particolare: la vittoria esterna con la Pontevecchio e la vittoria in casa contro il Tavernelle; in particolar modo quest’ultima ci ha dato forte consapevolezza dei nostri mezzi, perché fino a quel momento il Tavernelle era stato praticamente perfetto”.
Parliamo del tuo Direttore Sportivo. Cosa apprezzi maggiormente del lavoro che svolge Simone Angelini e perché siete un duo vincente?
“Insieme funzioniamo bene perché Simone è pragmatico, io sono istintivo. Questi elementi, nella nostra unione, trovano equilibrio. La grande passione per questo gioco è ciò che ci lega. Non lo facciamo per i soldi, abbiamo lavori al difuori del calcio, siamo persone vere legate dalla passione all’interno di un mondo complicato”.
La risposta di Simone a questa domanda è stata piuttosto secca. Anche per te la ferita di Foligno non è rimarginata?
“La penso come Simone. Quello che ci è stato fatto è oggettivo, non ho sassolini da togliermi. È accaduto e non doveva accadere, perché è stato veramente troppo brutto. Vivo ad Amelia, ma amo Foligno con tutto me stesso e questa è una ferita che non si rimargina”.
In relazione a te, Simone ha citato la parola “meritocrazia”. Ti sei posto obiettivi per la tua carriera di allenatore?
“Sarei bugiardo se dicessi di no, ma il mondo del calcio è un mondo difficile, soprattutto per persone come me che non riescono a scendere a compromessi. Nel calcio senza compromessi si fa fatica, anche se si è vinto parecchio come è successo a me”.
Vuoi ringraziare qualcuno?
“Sì, ringrazio tutta la società, dalla famiglia Montecchiani a tutta la dirigenza. Ringrazio la gente di Bastardo e di San Terenziano che ci ha accolto in maniera eccezionale. Il ringraziamento finale va allo staff e a tutti i ragazzi, perché i protagonisti di tutto questo sono loro”.
Stessa domanda anche per te: ti vedremo insieme a Simone anche l’anno prossimo?
“Non so dove sarà il mio futuro, ma con tutte le mie forze vorrei continuare a lavorare con Simone, questo è certo. Per me è una priorità”.









